DISCLAIMER
Il presente articolo ha finalità esclusivamente informativa e non costituisce un parere legale. Ogni situazione abbisogna di una valutazione specifica, la cui disamina non può prescindere dall'attento ascolto del Cliente e dallo studio della relativa documentazione.
L'esdebitazione cancella i debiti che non si possono pagare. Quale procedura è la propria, cosa succede alla casa e allo stipendio, cosa non fare prima di iniziare.
09 settembre 2026
Redazione
Esdebitazione: come uscire dai debiti, procedure e condizioni 2026
L’esdebitazione è la cancellazione, disposta da un giudice, dei debiti che una persona non è in grado di pagare. Il Codice della crisi la riserva a chi si trova in stato di sovraindebitamento senza averlo causato con colpa grave, malafede o frode, e vi si arriva per tre procedure diverse, più una quarta riservata a chi non ha nulla da offrire ai creditori.
Quale procedura sia la propria dipende da chi si è, consumatore o titolare di un’attività, e da cosa si possiede, un reddito, una casa, niente. Questo contributo segue quella scelta, poi ciò che resta al debitore lungo il percorso, poi gli atti compiuti nei mesi precedenti che precludono l’accesso prima della domanda.
I soggetti ammessi alle procedure di sovraindebitamento
Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza riserva le procedure di sovraindebitamento ai soggetti che non possono essere assoggettati a liquidazione giudiziale: i consumatori, i professionisti, gli imprenditori sotto le soglie dell’impresa minore, gli imprenditori agricoli, le start-up innovative, gli enti non commerciali. Le soglie che separano la piccola impresa dalla grande vanno rispettate tutte e tre: attivo patrimoniale fino a 300.000 euro, ricavi fino a 200.000 euro, debiti fino a 500.000 euro.
La qualifica di consumatore decide la procedura, e va verificata debito per debito. È consumatore la persona fisica i cui debiti sono nati fuori dall’attività professionale o d’impresa: il professionista con soli debiti personali lo resta, mentre chi ha garantito con una fideiussione i debiti della propria società porta con sé un debito d’impresa.
I membri di una stessa famiglia conviventi, se il sovraindebitamento ha origine comune, possono presentare un’unica procedura (art. 66), con costi e tempi condivisi.
Le quattro procedure e i criteri di scelta
Ogni procedura ha presupposti, regole di approvazione ed esiti propri, e la scelta tra esse precede ogni altra valutazione.
| Situazione del debitore | Procedura | Come si decide | Cosa produce |
|---|---|---|---|
| Consumatore con un reddito, anche modesto, e debiti personali | Ristrutturazione dei debiti del consumatore (art. 67) | Il giudice omologa il piano; i creditori non votano | Pagamento parziale secondo le possibilità reali, esdebitazione del residuo al termine |
| Professionista o piccolo imprenditore, anche in attività | Concordato minore (art. 74) | Voto dei creditori a maggioranza dei crediti, poi omologa | Ristrutturazione con possibile continuità dell’attività, esdebitazione del residuo |
| Patrimonio da liquidare, reddito insufficiente per un piano | Liquidazione controllata (art. 268) | Il giudice apre la procedura, un liquidatore vende i beni | Esdebitazione di diritto dopo tre anni, senza domanda (art. 282) |
| Nessun bene e nessun reddito utile | Esdebitazione dell’incapiente (art. 283) | Il giudice la concede su domanda, una sola volta nella vita | Cancellazione dei debiti, con obbligo di pagare per quattro anni se sopravvengono utilità rilevanti |
Il piano del consumatore non richiede il consenso di alcun creditore. Viene valutato dal giudice, che lo omologa se è realizzabile e se assicura ai creditori almeno quanto otterrebbero dalla liquidazione: il debitore propone ciò che può pagare con la propria busta paga o pensione, e il residuo viene cancellato al termine.
La liquidazione controllata percorre la direzione opposta. I beni vengono messi a disposizione di un liquidatore, e dopo tre anni dall’apertura l’esdebitazione arriva senza bisogno di chiederla, anche se i creditori hanno ricevuto poco.
Con l’esdebitazione dell’incapiente chi non può offrire nulla ottiene la cancellazione a condizione di essere meritevole, e resta obbligato per quattro anni a versare ciò che eventualmente sopravvenga oltre una soglia rilevante.
La sorte dell’abitazione e del reddito durante la procedura
Nella ristrutturazione dei debiti del consumatore la casa può restare al debitore: il piano può prevedere che le rate del mutuo ipotecario sull’abitazione principale continuino a essere pagate alle scadenze originarie, purché il debitore sia in regola con i pagamenti al momento della domanda e gli altri creditori vengano soddisfatti in misura non inferiore a quella liquidatoria. Nella liquidazione controllata la casa è invece parte del patrimonio da vendere, salvo che il ricavato non giustifichi la vendita rispetto ai costi. Chi vuole conservarla ha una ragione precisa per preferire il piano, quando le condizioni lo consentono.
Sul reddito la regola è comune a tutte le procedure: al debitore e alla famiglia resta quanto serve al mantenimento, e la quota destinata ai creditori si calcola su ciò che eccede. La cessione del quinto e i pignoramenti in corso sullo stipendio vengono ricondotti dentro la procedura, che li sospende o li assorbe nel piano. Dal deposito della domanda, inoltre, il giudice può disporre che nessuna azione esecutiva venga iniziata o proseguita.
La meritevolezza e il merito creditizio
L’accesso alle procedure del consumatore e l’esdebitazione richiedono che il debitore non abbia determinato il sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode (art. 69).
Il giudice guarda a come i debiti sono nati e a come sono stati gestiti. Chi ha contratto prestiti sapendo di non poterli restituire, chi ha nascosto passività, chi ha sottratto beni ai creditori resta fuori; chi è stato travolto da una perdita di lavoro, da una malattia, da un divorzio, da una garanzia prestata a un familiare rientra nella normalità che la legge intende proteggere. Lo stesso articolo stabilisce che il creditore che ha concesso credito valutando in modo colposo il merito creditizio, quindi finanziando chi era già evidentemente in difficoltà, non può opporsi all’omologazione del piano né far valere cause di inammissibilità che derivino da quella concessione. Per il consumatore sommerso da prestiti in serie, carte revolving e cessioni sovrapposte, la responsabilità del sovraindebitamento viene così condivisa da chi lo ha alimentato, e il tema si intreccia con quello delle clausole squilibrate nei contratti di finanziamento, contestabili nella procedura.
I debiti esclusi dall’esdebitazione
L’esdebitazione libera dalla generalità dei debiti, comprese le posizioni con banche e finanziarie, i fornitori, il condominio, e i debiti tributari e contributivi affidati alla riscossione, che rientrano nel piano e possono essere falcidiati. La convinzione che i debiti fiscali siano intoccabili è diffusa e, nel sovraindebitamento, infondata.
Restano esclusi per legge (art. 278) gli obblighi di mantenimento e alimentari, i risarcimenti dei danni da fatto illecito extracontrattuale e le sanzioni penali e amministrative pecuniarie non accessorie a debiti estinti. Le multe stradali sopravvivono all’esdebitazione; gli interessi e le sanzioni collegati a un tributo cancellato cadono con esso. La distinzione incide sul calcolo di ciò che resterà da pagare dopo la procedura, e va fatta prima di costruire il piano.
Gli atti pregiudizievoli compiuti prima della domanda
Una parte delle procedure fallisce prima di cominciare, per comportamenti tenuti nei mesi in cui il debitore cercava di salvare il salvabile. Donare la casa ai figli, vendere un bene a un familiare sotto prezzo, spostare somme su conti intestati ad altri sono atti che il gestore della crisi ricostruisce dagli estratti conto degli ultimi anni, che i creditori possono far revocare, e che dimostrano al giudice ciò che la meritevolezza esclude. Accendere nuovi finanziamenti per pagare i vecchi aggrava il quadro nello stesso modo. Dal momento in cui i debiti diventano insostenibili il patrimonio va lasciato com’è e la situazione va documentata.
L’errore opposto è ignorare gli atti che arrivano. Un decreto ingiuntivo non opposto diventa definitivo e un pignoramento avviato consolida la posizione di un creditore rispetto agli altri, complicando il piano; le difese ordinarie, a cominciare dall’opposizione al decreto ingiuntivo nei quaranta giorni, restano disponibili e vanno coordinate con la procedura, che sospende le esecuzioni solo da quando viene depositata.
Organismo di composizione, gestore e avvocato: i ruoli e gli effetti del deposito
Le procedure passano da un Organismo di composizione della crisi, che nomina un gestore: un professionista terzo, che ricostruisce la situazione del debitore, verifica la veridicità dei dati e redige una relazione per il tribunale. Il gestore non difende il debitore: riferisce al giudice come stanno le cose.
La parte del debitore la fa l’avvocato. Qualifica la sua posizione, sceglie la procedura, costruisce la proposta perché superi il vaglio di fattibilità e di convenienza per i creditori, e lo assiste nelle udienze e nelle eventuali opposizioni. Questo lavoro si svolge prima del deposito, sulla documentazione e sui numeri: un piano proposto male viene rigettato, e il tentativo consuma tempo che il debitore non ha.
Nel Veneto gli Organismi sono attivi presso gli Ordini professionali e le Camere di commercio, e la competenza appartiene al tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza o la sede. Dal deposito le esecuzioni possono essere sospese, gli interessi smettono di correre sui crediti chirografari, e il debitore torna a trattare da una posizione definita dalla legge.
Capire se le procedure di sovraindebitamento siano accessibili, e quale sia quella corretta, richiede un esame della posizione debitoria, dei redditi, del patrimonio e degli atti degli ultimi anni. È un lavoro che si svolge sui documenti e che indica anche se esistano alternative stragiudiziali più rapide. Il contatto con lo Studio consente di partire da questa verifica.
Assistenza per sovraindebitamento ed esdebitazione a Venezia e Padova
Lo Studio Legale Loreggian assiste privati, professionisti e piccole imprese nelle province di Venezia e Padova nella valutazione della posizione debitoria e nelle procedure di composizione della crisi, dalla ricostruzione dei debiti alla proposta al tribunale, e nelle soluzioni negoziali che le precedono o le sostituiscono, come il saldo e stralcio e i piani di rientro trattati in sede stragiudiziale. L’attività si colloca nella più ampia tutela del consumatore nei rapporti contrattuali e di credito svolta dallo Studio.
Domande frequenti
Le cartelle esattoriali rientrano nell’esdebitazione? Sì. I debiti tributari e contributivi affidati alla riscossione entrano nella procedura e possono essere pagati in parte e cancellati per il residuo, alle condizioni del piano. Restano fuori le sole sanzioni pecuniarie non accessorie a debiti estinti, come le multe stradali.
Quanto dura una procedura? Dalla raccolta dei documenti all’omologazione passano di regola alcuni mesi, con variazioni legate al tribunale e alla complessità del caso. Il piano del consumatore si esegue poi nel tempo previsto dalla proposta; la liquidazione controllata porta all’esdebitazione tre anni dopo l’apertura.
Quanto costa? I costi comprendono il compenso dell’Organismo di composizione della crisi, le spese di giustizia e l’assistenza legale, e vengono definiti caso per caso in base alla complessità della posizione. Sono di regola inseriti nella procedura e vanno rapportati al debito che viene cancellato.
Ho garantito il prestito di un familiare e ora me lo chiedono: posso accedere? Sì. Il fideiussore che non riesce a far fronte alla garanzia è tra i soggetti tipici del sovraindebitamento. La qualifica di consumatore dipende dalla natura del debito garantito, personale o d’impresa, e da questa discende la procedura corretta.
I debiti nascono da gioco d’azzardo o da spese mediche: sono meritevole? Le spese mediche affrontate per necessità non compromettono la meritevolezza. Il gioco richiede una valutazione più attenta, perché il giudice esamina se il debitore fosse in condizione di controllare la propria condotta; la documentazione clinica e il percorso di cura pesano nella decisione.
Posso tenere l’auto? Se serve al lavoro o alla famiglia e il suo valore è modesto, nel piano del consumatore resta al debitore; nella liquidazione controllata entra nel patrimonio da vendere, salvo che il ricavato non giustifichi la vendita. È uno degli elementi che orientano la scelta tra le due procedure.
Disclaimer: Il presente contributo ha finalità esclusivamente informative e NON costituisce parere legale. Ogni situazione richiede una valutazione specifica, da effettuarsi con il supporto di un avvocato iscritto all’Albo forense.
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